Progetti chiave
Qui trovi il lavoro da cui nasce il mio metodo, e come può servire al tuo studio.
Molti di questi progetti sono nati in strutture grandi. Le domande però sono sempre le stesse: chi fa cosa, dove si perde tempo, quali strumenti servono davvero. In uno studio di dieci persone si risponde più in fretta, e i risultati si vedono prima.
Sei situazioni in sintesi. Apri quella che ti somiglia di più.
Studio di architettura, 9 persone
Ridurre la dipendenza dal titolare
Metà del tempo del titolare andava in attività che poteva delegare. Dieci incontri in due mesi, poi una roadmap a tre tappe e un incarico continuativo.
Il titolare di uno studio di architettura si è riconosciuto in una frase precisa: tutto passa da lui. Ogni decisione, ogni verifica, ogni passaggio con il cliente. Metà del suo tempo era assorbita da attività che avrebbe potuto delegare. Non un problema di competenza o di volume di lavoro, ma di come il lavoro era organizzato intorno a una persona sola.
Dieci incontri da 90 minuti nell'arco di due mesi, otto con il titolare e due con il team. Non un questionario: un affiancamento, per vedere come si lavora davvero e non come si crede di lavorare.
Un documento di analisi operativa e strategica con cinque aree di intervento e una roadmap a tre tappe, dove ogni tappa allarga la precedente. Non un elenco di raccomandazioni, ma un piano con priorità, sequenza e impegno stimato per ogni fase. Lo studio ha deciso di lavorare su tutti gli ambiti emersi, con una presenza continuativa di due giornate a settimana.
Centro di assistenza fiscale, 3 sedi
Scegliere il software partendo dai processi
Chiedevano un CRM. Il problema vero era che il 40% degli appuntamenti partiva senza i documenti necessari. Due progetti alternativi, con i costi su due anni.
Un centro di assistenza fiscale con tre sedi dirette e sei affiliate voleva automatizzare alcuni processi e dotarsi di un CRM. La domanda arrivava già in forma di soluzione, come capita spesso. L'analisi ha mostrato il problema vero: il 40% degli appuntamenti iniziava con documentazione incompleta, il titolare passava metà del suo tempo al banco invece che sul lavoro a valore, e la conversione commerciale era al 30% sui clienti diretti contro il 5% su quelli delle sedi affiliate.
Sei incontri da due ore nell'arco di tre mesi, con il titolare e in due occasioni con una persona del team. Gli incontri sono entrati nel dettaglio dei processi, delle persone e dei ruoli.
Due proposte di progetto alternative, entrambe capaci di risolvere il problema di partenza, ma con budget, tecnologie e impegno di manutenzione diversi. Ognuna con i costi su due anni e la quantificazione delle ore di lavoro recuperabili. Alla restituzione il titolare ha visto per la prima volta, in forma ordinata, informazioni che aveva fornito lui stesso. È il valore di questo tipo di lavoro: non aggiungere dati, ma rendere visibile quello che già c'è.
Servizio clienti, oltre 4.000 richieste al mese
Automatizzare l'assistenza senza perdere il contatto
Prima i flussi di risposta, poi la tecnologia. Dall'80% di richieste automatizzate al 98% a regime, con il 2% lasciato alle persone per scelta.
Oltre 4.000 richieste di assistenza al mese, in arrivo da più canali, disordinate e spesso prive delle informazioni necessarie per risolvere il problema. L'ipotesi di partenza era introdurre un chatbot multilingua su chat, WhatsApp e telefono.
Il grosso del lavoro non è stato tecnologico. È consistito nell'organizzare i flussi di risposta insieme al team di customer care, individuare le domande davvero ricorrenti e costruire una base di conoscenza fatta di contenuti e di processi. Solo dopo sono stati costruiti e addestrati i due assistenti.
Il prototipo iniziale automatizzava circa l'80% delle richieste, con risposte ancora imprecise: per migliorarle servivano casi reali e le parole degli utenti. In tre o quattro mesi l'automazione è salita al 96%, poi al 98% a regime. Il restante 2% resta gestito da persone per scelta, perché ci sono situazioni in cui il passaggio a un operatore serve. Il team è passato dal rispondere sempre alle stesse domande al far funzionare e migliorare lo strumento ogni giorno, recuperando tempo per le attività che ne valgono la pena.
Azienda di servizi, oltre 50 utenti CRM
Far parlare vendite, operations e marketing
Un CRM che serviva solo le vendite, con i dati passati a mano tra reparti. Sistema nuovo scelto sui processi e passaggi collegati in automatico. Diciotto mesi.
Un CRM usato da oltre 50 persone, che funzionava solo per le vendite. Salesforce costava sempre di più e non parlava con il resto dell'azienda: i dati dei clienti e degli ordini passavano a Operations a mano, e il marketing lavorava le campagne su file separati. Ogni passaggio tra reparti era un'occasione di errore.
Mappatura dei processi esistenti, disegno di come dovevano funzionare, e selezione del nuovo sistema su tre criteri: funzionalità, costo, compatibilità con i software già in uso. La scelta è caduta su Dynamics 365. Poi piano di migrazione e automazione dei passaggi critici, con dati che si trasferiscono via API all'ERP e al sistema di fatturazione senza intervento manuale.
Dal primo giorno di esercizio sono spariti i tre o quattro file Excel che tenevano insieme le anagrafiche di clienti e fornitori e il setup dei contratti. I dati incoerenti tra un sistema e l'altro non si presentano più, i controlli avvengono in automatico e gli errori manuali si sono ridotti. Il percorso, dalla prima mappatura al passaggio in esercizio, è durato 18 mesi.
Software gestionale interno
Dare un ritmo a manutenzione e sviluppo
Si interveniva solo a guasto avvenuto. Quattro rilasci l'anno e una coda di richieste visibile, con tempi dichiarati a chi le presenta.
Un ERP sviluppato internamente, cuore dell'azienda: custodiva i dati storici e tutte le transazioni con clienti e fornitori. Un patrimonio enorme, ma senza manutenzione pianificata: si interveniva solo quando qualcosa si rompeva, con due fermi non programmati l'anno e una ventina di richieste in attesa, alcune delle quali critiche per i clienti e per il lavoro dei reparti.
Analisi dello stato del sistema e raccolta delle necessità, tecniche e di business. Da lì una roadmap con quattro rilasci l'anno e un sistema di tracciamento delle richieste, che entravano in un piano visibile invece di accumularsi in una coda informale.
Il sistema ha migliorato le prestazioni e ha ripreso un ritmo di manutenzione regolare. Ma il cambiamento più sentito è stato un altro: i team hanno cominciato a vedere realizzate le proprie richieste, con tempi dichiarati, e quando una richiesta non era fattibile sapevano il perché.
Start up legale, 3 soci
Costruire un servizio da zero
Assistenza legale a costi chiari, senza nessuna struttura alle spalle. Due anni dall'idea al prodotto online, con una rete di venti avvocati partner.
Un bisogno semplice da enunciare e difficile da risolvere: rendere l'assistenza legale accessibile, con costi chiari dichiarati in anticipo. Nessuna struttura alle spalle, tre soci, tutto da costruire.
Definizione dei ruoli, disegno dei processi, costruzione dell'esperienza del cliente e realizzazione dell'MVP, front end e back end. In parallelo, la costruzione della rete di avvocati partner con specializzazioni diverse, che è la parte del lavoro che nessuno vede e senza la quale il prodotto non esiste.
Due anni dall'idea al prodotto online. Alla fine del percorso il prototipo era funzionante, con una rete di una ventina di avvocati partner: l'utente compilava un questionario da form o da chat e riceveva entro 24 ore il contatto dell'avvocato adatto al suo caso.